Pittura e scrittura vengono spesso trattate come mondi separati. Nel lavoro di Paolo Avanzi, scrittore pittore italiano contemporaneo, immagini e parole sembrano invece partire dalla stessa esigenza: osservare la realtà, scomporla e restituirla da un’altra prospettiva.
Un quadro si guarda e un libro si legge. Detto così sembra semplice. Poi però arriva un artista che dipinge, scrive romanzi, racconti e testi teatrali, e porta alcune delle proprie storie anche sul palcoscenico. A quel punto le categorie cominciano a diventare un po’ strette.
Paolo Avanzi lavora da anni tra linguaggi diversi. È attivo nelle arti visive, nella scrittura e nel teatro, oltre a occuparsi di divulgazione culturale. Sul proprio sito racconta un percorso che comprende studi classici, musica, una laurea in Psicologia e una lunga esperienza professionale prima della scelta di dedicarsi a tempo pieno all’attività artistica (PaoloAvanzi.com).
Definirlo semplicemente pittore rischia quindi di raccontare soltanto una parte. Lo stesso vale per la parola scrittore.
Forse è più interessante osservare che cosa accade quando uno scrittore pittore italiano contemporaneo utilizza strumenti differenti per affrontare domande simili.
Si può raccontare la stessa realtà con un quadro e con un romanzo?
Probabilmente non nello stesso modo, ed è proprio questo il punto.
La pittura obbliga a condensare. Un’immagine deve creare una reazione senza avere necessariamente una pagina intera per spiegarsi. Può suggerire, deformare, nascondere.
La scrittura lavora diversamente. Ha più tempo, può entrare nei pensieri di un personaggio, seguire una contraddizione e lasciare che una persona parli fino a tradirsi con le proprie parole.
Nel lavoro di Paolo Avanzi i due linguaggi non sembrano però completamente estranei. La produzione pittorica dell’artista è caratterizzata da un figurativo non convenzionale e dall’uso di tecniche differenti, dagli acquerelli agli oli e agli acrilici, fino alla sperimentazione con materiali plastici (Arte in Vista).
Parallelamente, nella scrittura ritornano personaggi, identità instabili, deformazioni della realtà e punti di vista che non sempre possono essere considerati affidabili.
Cambiano gli strumenti, ma resta una certa curiosità per ciò che si nasconde dietro l’immagine più immediata.
Perché nelle opere di Paolo Avanzi le figure sembrano spesso frammentarsi?
Guardando molte opere pittoriche di Avanzi si nota una presenza ricorrente: il volto e la figura umana. Raramente, però, vengono restituiti in modo completamente lineare.
I volti possono essere divisi, attraversati da linee o osservati attraverso strutture che ricordano vetri e superfici frammentate. Non è soltanto una scelta estetica, o almeno non sembra esserlo.
La figura continua a essere riconoscibile, ma qualcosa interferisce con la visione. È come guardare una persona sapendo che ciò che vediamo non basta.
Un’idea che ritorna anche nella narrativa. In romanzi come Lo specchio infranto, per esempio, la ricostruzione di un’identità passa attraverso opere, testimonianze e frammenti del passato. La persona non viene mai consegnata al lettore tutta insieme: deve essere ricomposta.
È difficile non vedere un collegamento tra questo meccanismo narrativo e alcune soluzioni visive della pittura di Avanzi.
Non significa che ogni quadro nasconda una trama o che ogni romanzo debba essere interpretato come la spiegazione di un dipinto. Sarebbe troppo facile. Ma quando uno scrittore pittore italiano contemporaneo lavora in modo continuativo con immagini e parole, è naturale che alcuni modi di osservare la realtà attraversino entrambi i linguaggi.
Uno scrittore che dipinge vede prima le immagini?
Paolo Avanzi ha raccontato in diverse presentazioni che alcune storie possono nascere anche da immagini visualizzate mentalmente.
È un processo interessante perché normalmente immaginiamo lo scrittore davanti a una frase, a una parola o a un dialogo. Una storia, però, può cominciare anche da una scena, da una stanza, da un volto o da una persona seduta in una posizione particolare.
Da lì nasce una domanda: chi è? Che cosa è successo? Perché si trova lì?
La scrittura comincia quindi a muoversi intorno a un’immagine.
Per un artista che dipinge da oltre vent’anni e dichiara di aver realizzato circa un migliaio di opere, questo rapporto visivo con la narrazione non appare particolarmente sorprendente
La differenza è che la stessa immagine può prendere strade differenti. Può diventare una tela oppure un personaggio.
La pittura può influenzare il modo di costruire un personaggio?
Un pittore osserva dettagli. La posizione delle mani, la luce sul viso, una postura, la distanza tra due corpi. Sono elementi che possono modificare completamente la lettura di una scena.
Nella narrativa accade qualcosa di simile. Un personaggio non viene definito soltanto da ciò che dice. Conta il modo in cui entra in una stanza, quello che evita, ciò che osserva e perfino una reazione apparentemente insignificante.
Nei racconti di Paolo Avanzi la prima persona viene spesso utilizzata per lasciare spazio direttamente ai protagonisti. Sono loro a raccontarsi, mentre il lettore deve osservare le crepe.
Da questo punto di vista pittura e scrittura condividono una responsabilità abbastanza simile: guardare oltre la superficie.
Detto così sembra una frase da catalogo d’arte particolarmente ispirato. In realtà è un meccanismo molto concreto. Una persona mostra qualcosa e l’artista cerca ciò che non viene mostrato.
Essere un artista poliedrico è sempre un vantaggio?
Non necessariamente.
La parola “poliedrico” viene utilizzata spesso per descrivere Paolo Avanzi, anche nella sua biografia ufficiale. È una definizione corretta: pittura, scrittura, teatro, musica e divulgazione culturale fanno parte del suo percorso (PaoloAvanzi.com).
Ma fare molte cose comporta anche un rischio: essere percepiti come qualcuno che si disperde.
Il pubblico ama le categorie semplici. Pittore. Scrittore. Attore. Una casella possibilmente chiara, così nessuno deve fare troppa fatica.
Quando i linguaggi si moltiplicano, diventa più difficile costruire un’identità immediatamente leggibile. Nel caso di Avanzi, però, la continuità sembra trovarsi nei temi e nel modo di osservare.
Le identità, la percezione, la distanza tra ciò che appare e ciò che potrebbe esserci dietro tornano in forme diverse.
In questo senso, parlare di scrittore pittore italiano contemporaneo non significa semplicemente sommare due professioni. Significa osservare un autore che utilizza più strumenti per lavorare intorno a uno stesso territorio creativo.
Che cosa cambia quando un artista porta anche i propri testi a teatro?
Cambia il corpo.
Un racconto scritto appartiene inizialmente alla pagina. Il lettore decide il ritmo, può fermarsi, tornare indietro e immaginare una voce.
Quando lo stesso testo arriva sul palco, quella libertà si modifica. La voce esiste, le pause esistono e il personaggio occupa fisicamente uno spazio.
Paolo Avanzi ha scritto numerosi testi teatrali e mette in scena proprie opere sia collaborando con compagnie sia come monologhista; ancora una volta, una storia cambia linguaggio. Può essere prima immaginata, poi scritta e infine interpretata.
Non è una semplice traduzione, perché ogni passaggio aggiunge e toglie qualcosa. Ed è probabilmente questa una delle parti più interessanti del lavoro tra discipline diverse: un artista è costretto a vedere la propria idea da più punti di vista.
Esiste ancora una vera differenza tra artista visivo e scrittore?
Naturalmente sì.
Le competenze sono diverse e le tecniche sono diverse. Sarebbe abbastanza ridicolo sostenere che basti scrivere una poesia e dipingere una tela per cancellare secoli di distinzione tra linguaggi artistici.
Ma l’arte contemporanea ha reso le frontiere molto più mobili. Molti autori attraversano fotografia, performance, video, scrittura e installazione. Non perché ogni linguaggio sia equivalente, ma perché un’idea può avere bisogno di forme differenti.
Nel percorso di Paolo Avanzi questa contaminazione non nasce da un singolo progetto occasionale. Fa parte di un’attività sviluppata nel tempo.
La pittura convive con romanzi, racconti, poesie e testi teatrali. L’attività culturale comprende inoltre corsi, presentazioni e contenuti dedicati ad arte e narrazione (Scrittoreartista.com).
È quindi difficile osservare un settore ignorando completamente gli altri.
Paolo Avanzi è prima pittore o prima scrittore?
Forse è la domanda sbagliata. O almeno è una domanda che interessa soprattutto chi ha bisogno di mettere un’etichetta sotto un nome.
Pittura e scrittura richiedono tempi, tecniche e discipline differenti, ma possono nascere dallo stesso sguardo.
Nel caso di Paolo Avanzi sembra esserci una continuità nell’interesse verso le persone, le loro rappresentazioni e le molte versioni della realtà.
Un volto può essere frammentato su una tela, un’identità può essere ricostruita dentro un romanzo e un personaggio può raccontarsi in un monologo.
Cambia il mezzo, ma la domanda a volte rimane sorprendentemente vicina.
Ed è forse qui che la definizione di scrittore pittore italiano contemporaneo acquista un significato meno banale.
Non indica semplicemente qualcuno che scrive e dipinge. Indica un autore che continua a cambiare linguaggio senza smettere di osservare lo stesso problema: quanto di ciò che vediamo è davvero tutto quello che c’è?
